L’origine delle candelore si perde nella notte dei tempi e, a dire del Lanzafame, è di origine pagana. Infatti le matrone romane nel mese di febbraio per propiziarsi il favore della dea della fertilità, offrivano ceri votivi.
L’avvento del cristianesimo, non potendo cancellare una così radicata tradizione pagana, l’ha voluta ridefinire vedendo nel cero acceso la luce del Cristo che, disperdendo le tenebre del peccato, restituisce agli uomini la luce della Grazie. Questa tradizione, sotto il pontificato di Papa Gelasio I, fu riproposta nella festa della purificazione della Madonna. Di fatti anche oggi si suole dire la festa della candelora, e in quel giorno i cristiani accendevano ceri votivi inneggianti a Cristo, luce del mondo.
Ma la spontaneità popolare ha voluto arricchire e decorare il proprio cero come segno distintivo della propria fede e devozione e da questa iniziativa, nacque l’usanza di decorare ed arricchire il cero votivo nella festa della candelora. Nel 1600, a Catania, troviamo questi ceri riccamente ornati detti candelore o gigli offerti alla Vergine Agata. La tradizione vuole che questi ceri fatti dalla cera delle api, fossero particolarmente pesanti e riccamente ornati a tal punto da richiedere più portatori.
Fu il Settecento il secolo in cui questi ceri ornati furono muniti di struttura in legno. Questa usanza catanese di devozione si diffuse rapida nei paesi etnei; infatti anche i santantonesi offrirono al loro patrono dapprima sei ceri i poi otto come ci riferisce la misura minuta del 1774. Solo alla fine del secolo e all’inizio di questo le otto torce di cera d’api dipinte e sostenuto in una struttura in legno furono sostituite in vere e proprie opere d’arti in legno scolpito e dorato che portano, nella parte terminale, il chiaro segno della torcia in cera che viene attualmente nascosta da una corona in legno dorato riccamente colorata.